![]() | "Addicts are the scapegoat of our age." --Reverend Terence E. Tanner, London, 1979 |
|
Home IAL Info. NEWS Antiproibizionisti Notizie Daniel Pipes REUTERS Associated Press Christian Science Monitor The Times (London) Manchester Guardian (UK) San Francisco Chronicle Boston Globe Washington Post New York Times Miami Herald Los Angeles Times Jerusalem Post Ha'aretz Bookstore & Coffeeshop Legal Cases Treatment Abuse Mideast Terrorism/ Homeland Security Anti Semitism Media Commentary Articles & Speeches DPF History Paying The Piper Personal Background The Family Section Potpourri Search Recomended Links Letters Contact Us |
IL SEDUCENTE MITO DEL PROIBIZIONISMODi Arnold S. Trebach I miti più cari son duri a morire, ma quelli dalla connotazione distruttiva lo sono ancora di più. Eppure, noi ci stiamo dando da fare per ottenere proprio questo -- la morte di uno dei miti più distruttivi. Un mito tanto distruttivo proprio perché è così accattivante, perché ha potuto raggiungere proporzioni gigantesche grazie al sostegno che ha trovato in tutto il mondo pfresso milioni di persone benpensanti e sincere. Il mito di cui parliamo è la profonda convinzione che le leggi penali proibizioniste delle droghe illegali costituiscano la miglior forma di tutela contro i rischi che esse comportano. Senno da poco, potremmo osservare. Sarebbe come dire: le droghe non ci piacciono, quindi vietandole con leggi penali proibizioniste impediamo alla gente di farne uso o di abusarne. Questo principio si era affermato saldamente verso la fine del 19° secolo, con la benedizione di quella nutrita serie di accordi e trattati che è succeduta alla famosa Shanghai Opium Convention del 1909. Gli Stati Uniti si sono posti alla guida dei lavori della International Opium Commission, che in data 26 febbraio 1909 ha pubblicato una serie di risoluzioni il cui passaggio più significativo recitava: "l'uso di oppio in qualsiasi forma che non sia a fini medici è ritenuto da quasi tutti i paesi partecipanti doversi vietare o quantomeno regolamentare attentamente; e ciascun paese .... afferma di voler aumentare progressivamente il rigore, come se ne presenti l'opportunità." Nel successivo secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle, quelle ultime parole hanno dominato il modo in cui il mondo intero ha affrontato il problema delle droghe -- e mano a mano si è alimentato il mito del probizionismo , con un fervore tale da trasformarlo in un enorme mostro distruttivo che semina confusione e violenza in tutto il globo. Persino di fronte all'evidenza più inequivocabile della devastazione che esso procura, l'idea dominante rimane che si tratti di una preziosa bestiola che ci procura più gioia che danno, anche se -- riconosciamolo -- ogni tanto è di malumore e si pappa un ragazzino o due. Ha cominciato a farsi strada tra la gente di tutto il mondo il dato di fatto che questo beneamato mostro non può essere addomesticato; purtroppo è un animale crudele che va soppresso. Ed è ciò che noi della International Antiprohibitionist League ci siamo impegnati a fare -- abbattere l'ammaliante mostro proibizionista puntando direttamente al capo, al luogo delle idee: quei tre principali trattati internazionali, austeri discendenti della Shanghai Opium Convention che impone il proibizionismo nei confronti delle droghe a tutti i paesi del mondo. Ho accettato di recente la presidenza della neocostituita IAL per il motivo che è l'unica organizzazione del mondo degna di rispetto ed efficiente ad aver dichiarato come proprio intendimento quello di ottenere la modifica o la revoca dei tre trattati delle Nazioni Unite, la Single Convention on Narcotic Drugs del 1971, la Convention on Psychotropic Sustances del 1971, e la Convention Against Illicit Traffic in Narcotic Drugs and Psychotropic Substances del 1988 -- e non di operare per la piena legalizzazione di tutte le droghe nel contesto di un nuovo ordinamento legislativo. La IAL è affiliata al Partito Radicale Transnazionale, che non è un partito nel senso tradizionale del termine, bensì un'organizzazione nongovernativa accreditata presso le Nazioni Unite. Numerosi membri del PRT sono esponenti di governi diversi; tra gli altri, sette leader del PRT di recente eletti al Parlamento Europeo e facenti parte della Lista Bonino che fa capo all'indomita parlamentare italiana Emma Bonino. La leadership della IAL-PRT vanta un'esperienza e preparazione senza pari, maturate nell'arduo compito di perseguire il difficile risultato di far revocare i trattati e di elaborare un nuovo ordinamento legislativo-educativo-terapeutico finalizzato al controllo dell'abuso di droghe. Un approfondimento dei principi e della strategia che sono alla base della nostra campagna è possibile esaminando la Risoluzione Parlamentare che i leader della IAL -- e in particolare Marco Perduca e Marco Cappato -- hanno presentato agli esponenti dei paesi di tutto il mondo. Molti hanno sottoscritto la risoluzione, tra cui oltre 100 membri del Parlamento Europeo, vale a dire all'incirca il 20%. Per portare felicemente a termine questa importante missione, ci serve il sostegno politico, morale ed economico di persone di buona volontà, dovunque. Ricordatelo, con queste riforme noi cerchiamo di ottenere maggiore sicurezza per la gente del mondo intero e soprattutto per i loro figli. I proibizionisti hanno scatenato la guerra alle droghe e hanno imposto per diversi decenni restrizioni di carattere legislativo "aumentando progressivamente il rigore" e la repressione dei diritti umani fondamentali. Hanno fallito miseramente. È giunta l'ora di affrontare la questione in maniera del tutto nuova. Siamo contrari all'uso e all'abuso di droghe. Siamo contrari all'impiego di schiere di militari, poliziotti, carcerieri con l'incarico di sopprimere la nostra opposizione. Invieremo a lei e ad altri questi comunicati stampa con cadenza più o meno settimanale, avendo interesse a che migliorino le condizioni di salute, la sicurezza e siano più rispettati i diritti della gente di tutto il mondo. La invitiamo ad unirsi a noi sotto l'egida del PRT, dell'IAL o di ambedue. Ci farebbe piacere ricevere anche le sue osservazioni ed eventuali suggerimenti riguardo al nostro lavoro.
|
|
Send email to Info@trebach.org This site and its contents, unless otherwise indicated, Copyright Arnold S. Trebach, 2000-2001-2002-2003 |
||